Feb 05 2007
.:del bus
L’andava. Avanti e indietro; indietro e avanti. Vuoi il freddo, vuoi l’impazienza, non la trovava requie senza levigar la sóla.
Io vicino, d’involontario, bisbigliato canticchio, m’irrigidisco1 silenziosamente. Ella fa di peggio, traversando verso la colonna arancio, poi di nuovo indietro. Di tanto in tanto, s’incrocia lo sguardo, che subito si perde altrove.
Ancòra cammina, e io l’imito pel verso opposto, verso la fumatrice - non che sia l’unica - e indietro ancòra.
Poi dal silenzio emerge un “anche lei il 27?” “Eh si”. Gli occhi si allargano, lo sguardo si spinge in avanti come uno sbuffo d’aria fredda. Io sono appena arrivato, ed è già la seconda volta che non si vede. “Eh, tutte le sere così. Le sere ed i weekend!”.
Le sopracciglia alzate, le mie. E con voce sforzata annuii; proprio come di chi dei bronchi ha subito l’oltraggio, vuoi per soffiar di nembi, vuoi pioggia di particolati, o per quel che’l medico sornione diceva il malcostume dei giovani: di spinger la lingua - e le sue cose - più in giù che si poteva. “Signora mia!”.

