Mar 21 2007

.:primavera

Tag: facezietuka @ 7:05 am

Celebro la primavera con una poesia di Alda Merini (a cui vanno i miei piccoli auguri per il 76-mo compleanno); al tempo stesso un augurio al chicco di grano: di crescere bene, come io vorrei; di non avere paura; di non spegnersi, benché privato delle mezze stagioni.


Sono nata il ventuno a primavera

ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve

vede piovere sulle erbe,

sui grossi frumenti gentili

e piange sempre la sera.

Forse è la sua preghiera.



Feb 15 2006

.:facezia (non numerata)

Tag: facezie, bubblestuka @ 8:48 pm

Lenti,

le scoprono i venti:

dorate, lucenti,

perlacee memorie;

tra tutte

le più resistenti.

Acqueo,

l’umore vacilla

guardandole; ognuna

che brilla

a sei passi

dall’altra conchiglia.

Ritorna, costante, la bassa marea.

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Jan 31 2006

.:medley::Nubi di ieri sul nostro domani odierno (parte terza e ultima)

Tag: facezie, bubblestuka @ 12:57 am

Abusata senza alcun rispetto, la parola fine scivola sui più comuni sospiri anche se nulla ha una fine per davvero. Le cose più semplicemente spariscono dalla forbice dei nostri sensi: quello che prima potevamo toccare ora non è più lì, sulla punta delle dita. Quello che potevamo sentire viene ora rimpiazzato dai rumori della strada, dalle station wagon che parcheggia, dal postino che mette in buca, dal miagolio dei gatti del vicinato.

Il miagolio scompare, è una fine. Il postino cammina via, ed è un’altra fine. La porta viene chiusa, è ancora una fine: son solo più o meno piccole. Quelle grandi spaventano, quelle piccole fanno sorridere. Ma nel mondo delle idee - l’ideale domicilio - son tutte la stessa cosa. Fine è soltanto una.

L’uso della parola fine è quindi un (eventuale) poetico abuso. Niente finisce. Per i più fatalisti, ci è stata donata Tiziana Rivale, a Sanremo 1983: Sarà quel che sarà; per i fatalisti con orecchio la più sofisticata versione dei Pink Martini. Per tutti gli altri invece, quanto segue:

Distacco (Das Lebewohl)

Il bel principe azzurro

Fino a ieri un semideo

Mi fa proprio tanto ridere

Gli faccio marameo:

Isn’t it ironic?

L’indirizzo ce l’ho

Rintracciarti non è un problema

Ti telefonerò…

Padre, cosa ho sopportato

Da questo straniero!

Ma dove vado se parto?

Sempre ammesso che parto - ciao!

Abbandono (Aufgeben)

Quando me ne andai di casa

Finsi un’allegria ridicola.

Solitario, nel vecchio castello

Consumando la triste vigilia

Chino sopra gli alambicchi

Di ideali non si vive più.

Dire addio ai cortili,

Andarsene sognando:

One thousand and one yellow daffodils

Begin to dance in front of me - oh dear!

Se l’amore non c’è

Io mi porto con me

Il marchese de Sade!

Lontananza (Abwesenheit)

Per orgoglio non dovevi

Lasciarmi andare via,

Lasciarmi andare via.

Parigi addio, ritornerò

Cherie addio, ritornerò

—fin

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Jan 28 2006

.:medley::Nubi di ieri sul nostro domani odierno (parte seconda)

Tag: facezie, bubblestuka @ 1:10 am

La parte centrale

Può diventare quel che vuole. Non sta all’inizio, dove un racconto comincia, non alla fine. Può diventare un milione di cose, e quel milione di cose trasformarsi di nuovo nel nulla che l’ha originato.

La parte centrale esplora il mondo del possibile in alcune sue strade, rimpiangendo quelle non percorse, maledicendo le altre. Il grande centro raccoglie i dispersi, i delusi, gli entusiasti, i nani e le ballerine, si può allargare a piacere, e a volte è la parte migliore.

Ma questo non si può ancora dire, bisogna aspettare. E procedere con l’orecchio sempre teso.

Disclaimer: c’é un verso spurio, lo ammetto, e un premio a chi lo trova (in attesa di un vincitore al gioco di Max)

Prisoner’s Dilemma

Ogni giorno una lotta:

Chi sta sopra e chi sotta?

Mi preparerò poi uscirò;

Di fronte a te

Mi avrebbe tradito un po’ d’emozione

Parigi all’amo dei ricordi!

Lasciami andare!

Le frustrazioni te le do!

Parole, soltanto parole:

Cogli la mia rosa di niente!

Mi cambia spesso di umore

Io mi dissocio da me;

Il resto lo trova naïve.

Non mi abbandonare,

Amore immaginario,

In questo frenocomio nero.

Un inconscio fragile,

E lui, fra noi:

“Siamo sulla stessa barca io e te”.

Guarisce d’incanto la tua malattia

(claustrofobia? cleptomania? licantropia?)

Nel letto di Lucia

Io stasera insieme a un altro

E tu starai a ridere di me

Ti strapperò dalla faccia

Quel tuo sorriso beffardo

Nella stazione, l’orologio, il pendolino,

Fretta per gli spostamenti a monte.

Ho aspettato tanto per vederti

Non nei sogni ma così come sei

Ma non è successo niente.

You talked to me

as if from a distance.

Quella persona non sei più.

Quella persona non sei tu.

The radio is silent, so are we

Col tempo tutto se ne va

L’altro che adoravi

Tra le frasi e le righe.

Che giorno triste questo mio

O forse non c’incontreremo mai

Ognuno a rincorrere i suoi guai

It’s all just a little bit

of history repeating

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Jan 24 2006

.:Nubi di ieri sul nostro domani odierno (parte prima)

Tag: facezie, bubblestuka @ 11:59 pm

Il riciclaggio come arte, ovvero seconda merda d’artista, separata in tre parti differenti per agevolarne la degustazione

Visto l’infinito tempo a disposizione per la tesi, ormai ridotta a maiuscola introduzione di un minuscolo primo capitolo, mi son messo a giocare con le poche musiche a me note (e le poche note a me musiche): vi sfido a riconoscere ogni verso!

Non mi venite a dire che non avete avuto anche voi di quelle cose che sono tutto, ma poi a guardarci bene proprio niente, che bruciano in un attimo ed è solo cenere di sigaretta; tanto non ci credo affatto.

Esse sono l’ordinario, e voi vivendole cascate in questa categoria dirimpetto. L’ordinario dunque vi accolga, nella sua infinita e sempiterna premura, con l’inno che tutte le sue musiche pastura.

Introduzione

Joy to the world

The Lord is come

Noi vestiti bene

(ma guarda che maglietta e che jeans!)

In sintonia con l’atmosfera:

Un profumo invase l’anima

E una luce prese posto

Sulla cima delle palme,

Mentre è in agguato in Africa del Nord

La corazzata americana:

San Diego was a mistake!

Salvazione

I’m crucified,

Crucified by my savior

Heaven’s away.

Chi mi dice: ti amo?

Mia madre non lo deve sapere

Non lo deve sapere

Non lo deve sapere:

Portami a ballare oppure altrove

Ma portami via di qui.

Dance little dreamer

All day, all night!

A te che non sopporti la pazienza

O abbandonarti alla più sfrenata continenza

Canto una canzone triste

Triste triste triste

Triste come me:

Non mi abbandonare al mio silenzio

E portami via da qui,

Dove non so capire

Se ho voglia o se ho bisogno.

Come Faust io darò amore,

Ricchezza e bellezza

Poi farò soffrire,

Bruciare e peccare.

La poetizzazione

Ci unirà più che mai:

Tu si la vera surgenti

Chi sazia i sentimenti

È fantastico, superfantastico!

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