Ci ho provato a guardare Sanremo, ma non ci sono riuscito. Che angoscia! Voci stonate, melodie insignificanti, finti direttori. Allora ho tolto il volume, in attesa dei Scissor Sisters (che ancora non si vedono, e dalla regia mi dicono che li ho già persi… sigh).
Il mio orecchio impaurito si è messo a cercare la musica vecchia,
le note conosciute, i motivi amati.
Il festival era nella mia testa, e lo preferivo di gran lunga!
Foreign affair.
A magical potion,
A cool locomotion.
Mike Oldfield
In my last dream the Italian Ministry of Foreign Affairs, Massimo d’Alema, enters in my bedroom: I’m not sleeping, I’m just laying down in a small bed, similar to the ones in use by psychologists.
I start talking, asking for the incident at the Upper Chamber, when the parliament voted against the current majority on a resolution about refinancing the Italian mission in Afghanistan.
I frankly don’t remember his answer. I remember the cordiality in our conversation and my sudden change of topic: I confess an addiction to the Internet.
I don’t remember anything else. Not his answer, nor any other word I might have said. I don’t know why I define myself as an Internet addict, especially because I’m becoming less and less dependent on it. Or differently dependent. Or…
…normally dependent! But the two words conflict, so I’ll leave the whole thing to any reader with psychoanalytic skills.
Stasera sono stanco, ma ingenuamente felice.
Difficile da riassumere, ma va bene.
Maledetti bus di Milano! Chissà perché di notte spaccano il minuto! Grrrrr
***! Un dieci metri cubi di terra per il tuo amico Luca li hai mica?
Ciao ***, qui a milano tutto ok, si spera sempre per il meglio ma ci si accontenta. Si dovrebbe quindi godere, ma i proverbi, si sa…
L’andava. Avanti e indietro; indietro e avanti. Vuoi il freddo, vuoi l’impazienza, non la trovava requie senza levigar la sóla.
Io vicino, d’involontario, bisbigliato canticchio, m’irrigidisco1 silenziosamente. Ella fa di peggio, traversando verso la colonna arancio, poi di nuovo indietro. Di tanto in tanto, s’incrocia lo sguardo, che subito si perde altrove.
Ancòra cammina, e io l’imito pel verso opposto, verso la fumatrice - non che sia l’unica - e indietro ancòra.
Poi dal silenzio emerge un “anche lei il 27?” “Eh si”. Gli occhi si allargano, lo sguardo si spinge in avanti come uno sbuffo d’aria fredda. Io sono appena arrivato, ed è già la seconda volta che non si vede. “Eh, tutte le sere così. Le sere ed i weekend!”.
Le sopracciglia alzate, le mie. E con voce sforzata annuii; proprio come di chi dei bronchi ha subito l’oltraggio, vuoi per soffiar di nembi, vuoi pioggia di particolati, o per quel che’l medico sornione diceva il malcostume dei giovani: di spinger la lingua - e le sue cose - più in giù che si poteva. “Signora mia!”.