Jan 31 2006
.:medley::Nubi di ieri sul nostro domani odierno (parte terza e ultima)

Abusata senza alcun rispetto, la parola fine scivola sui più comuni sospiri anche se nulla ha una fine per davvero. Le cose più semplicemente spariscono dalla forbice dei nostri sensi: quello che prima potevamo toccare ora non è più lì, sulla punta delle dita. Quello che potevamo sentire viene ora rimpiazzato dai rumori della strada, dalle station wagon che parcheggia, dal postino che mette in buca, dal miagolio dei gatti del vicinato.
Il miagolio scompare, è una fine. Il postino cammina via, ed è un’altra fine. La porta viene chiusa, è ancora una fine: son solo più o meno piccole. Quelle grandi spaventano, quelle piccole fanno sorridere. Ma nel mondo delle idee - l’ideale domicilio - son tutte la stessa cosa. Fine è soltanto una.
L’uso della parola fine è quindi un (eventuale) poetico abuso. Niente finisce. Per i più fatalisti, ci è stata donata Tiziana Rivale, a Sanremo 1983: Sarà quel che sarà; per i fatalisti con orecchio la più sofisticata versione dei Pink Martini. Per tutti gli altri invece, quanto segue:
Distacco (Das Lebewohl)
Il bel principe azzurro
Fino a ieri un semideo
Mi fa proprio tanto ridere
Gli faccio marameo:
Isn’t it ironic?
L’indirizzo ce l’ho
Rintracciarti non è un problema
Ti telefonerò…
Padre, cosa ho sopportato
Da questo straniero!
Ma dove vado se parto?
Sempre ammesso che parto - ciao!
Abbandono (Aufgeben)
Quando me ne andai di casa
Finsi un’allegria ridicola.
Solitario, nel vecchio castello
Consumando la triste vigilia
Chino sopra gli alambicchi
Di ideali non si vive più.
Dire addio ai cortili,
Andarsene sognando:
One thousand and one yellow daffodils
Begin to dance in front of me - oh dear!
Se l’amore non c’è
Io mi porto con me
Il marchese de Sade!
Lontananza (Abwesenheit)
Per orgoglio non dovevi
Lasciarmi andare via,
Lasciarmi andare via.
Parigi addio, ritornerò
Cherie addio, ritornerò
—fin
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