Nov 29 2005
.:del senso di colpa
Non sono certo l’apologia del senso di colpa. Prima di tutto, perché credo che un’apologia sia piuttosto una cosa scritta, e non un ammasso di materiale cellulare in movimento. Secondo, perché il senso di colpa nasce dall’idea di peccato, la quale nasce a sua volta da una morale, una teoria del giusto e dello sbagliato.
E se il giusto e lo sbagliato sono teologicamente contro un dio superiore, sarò allora meno fideista e confesserò che la mia morale é più rivolta all’uomo, e tra tutti quelli possibili direi a me stesso. Ciò che é peccato é quindi ciò che mi ferisce. Il giusto e lo sbagliato, insomma, lo faccio io, con le mie manine e i pensierini scritti sul quaderno digitale. E naturalmente tutto quello che la testa ha pensato e gli arti prodotto nei miei secoli passati.
Desideroso tuttavia di non pormi in atteggiamento esclusivo con l’altro-da-me, con un auto-da-fé cancello la disgiunzione che esclude me o il mondo, e la sostituisco con la più inclusiva congiunzione di me e il mondo esterno. Ciò che é peccato diventa quindi ciò che ferisce me e ciò che ferisce gli altri.
Pericoloso, pericolosissimo. La teoria dei giochi insegna infatti che questo può lasciare un margine troppo ampio all’avversario, se questo non applica la medesima morale. Egli può approfittarne, senza che io possa farlo. I buonisti perdono dunque dagli egoisti.Come fare quindi per salvare la propria anima vagula blandula? Convertirsi ad un sano egoismo o vagabondare di buonismo in buonismo col rischio di essere disattesi?
Aldilà della sostanziale farneticazione, profetizzo una società pigra dove le guerre non esistono perché sono troppo faticose, dove tutte le persone si siedono sempre attorno ad un tavolo a discutere di ogni cosa, dove la comunità intellettuale ragiona pacatamente sui massimi sistemi dell’universo e dove io posso condurre le mie immaginarie orchestre senza dare troppo nell’occhio.
Temo non otterrò molta attenzione o un qualche premio nel mio sostanziale tentativo di rallentare la vita. Con la giusta dotazione di mezzi si potrebbe addirittura accelerare il processo di rallentamento della rotazione terrestre, e avere giornate più lunghe. Come lo vorrei!
Nell’orizzonte più lontano e immaginario mi vedo immobile e steso su un omogeneo prato scozzese, quasi dipinto, ad osservare le nuvole che si muovono come fulmini da una parte all’altra del cielo, a chiudere gli occhi ed ascoltare la costante e grave vibrazione dell’universo.
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