Oct 30 2005
.:dei capelli immobili
Sed Modo Senectus Morbus Est
Carmen Vitae Immoderatae Hic Est
[Diana Est, Tenax]

Eravamo intorno alla mezzanotte, anzi era appena passata, e Andy arriva con un drink: é il tuo compleanno devi bere. E io che son sempre meno buono a dire di no, afferro il bicchiere di plastica, 16oz o 33cl di liquido giallo, pallido colore di urina limpida e lo assaggio: il sapore mi porta alla memoria quella medicina di quando ero piccolo, e avevo la bronchite oppure forse era l’influenza, il Bactrim, un fluido bianco e pastoso col quale davano anche il cucchiaino di plastica, boccetta e cucchiaino, entrambi piazzati alla voce Bactrim. Il quale sarebbe invece vodka + Red Bull, ma non ho iniziato a volare (neppure a vomitare, però).
Non so quindi se la sensazione é quella della regressione ad un passato felice di bronchite; forse coadiuvato dai due Cuba Libre di poco prima diventa invece un mix di leggerezza, mi vedo chiaramente a ballare col mio scettro in mano di fianco a Minnie e Crudelia DeMon (Cruelia Deville, il nome d’origine): ogni tanto il loro grido nell’aria attraversa l’orecchio esterno e in un secondo si schianta sul timpano e mi manda un messaggio di auguri.
Col cambio dell’ora, mi sveglio, e forse é già mattino e non lo so. Le ore undici sono alle porte, ma niente capelli immobili o disegni statici, per ora. La notte estetica e la finzione scenica, però, ci stavano eccome, ancora me le ricordo. Eravamo in una specie di colonia penale, direi localizzata a Pechino o dintorni: asiatici dovunque e io e la topa a chiederci come ne avessero portati così tanti in un posto solo. La migliore é Kate: bacia uno nuovo e sempre quello ogni sera; che abbia trovato il giusto grado di fedeltà? Due ore, ma non due giorni.
La fame ad un certo punto é l’unica sensazione che posso sentire chiaramente: per sfamarla mi siedo. La battona e l’amica mi chiedono se va tutto bene e io dico: certo, ho solo un po’ di male ai piedi, queste scarpe sono eleganti ma non molto confortevoli. Tanto un secondo dopo le luci si accendono, e sono appena le due. O l’una?
La fame ci trasporta un po’ tutti, incuranti dell’ora e del biglietto, dalle parti di casa mia a ingoiare un boccone. La mezza é passata da un pezzo, e dove sono la mia nuova immagine, e il sogno complice? Devo pure farmi il letto, la complicità è piuttosto negativa. Mi immagino su questo lettino invece - meglio un triclinio - mentre lo psicanalista scandisce la sentenza: inconscio fragile, necessità di un mondo latino. E io a ripetere: forse quello latino mi manca, lo so, ma ne ho un paio di altri che ho usato e ultimamente mi tornano alla mente, prima di prendere sonno.
No, no, no, no: alla fine é solo il canto della vita moderata. Eccessiva, ma solo un po’. Triste quanto basta. Allegra quanto basta. Musicale quanto basta. Letterata a sufficienza. Abitudinaria, ma non troppo. Fortemente vincolata, ma senza farne un dramma. Soleggiata, con qualche nube all’orizzonte.
Manca solo un po’ di Fede.



