Jul 31 2005
Sui colli
L’altro ieri é stata una bella giornata, di quelle che non sai come cominciano e come finiscono. Prima colazione, e poi in centro a Bologna, milioni di gradi, e alla fine entro da Calderoni dove ci sono Leo Stefano e Tebogo, l’amica africana di Stefano. Ci si prepara, si prende la macchina, e si comincia a vagare per il colli Bolognesi, giù verso la toscana, senza una meta precisa. Siamo sulla Panda blu di Stefano, con due cartine, io parlo con Tebogo e passiamo il tempo guardandoci intorno, le colline, Leo che spiega i dettagli del trasporto pubblico ad ogni fermata di autobus, o stazione ferroviaria a distanza, o soltanto linee o cavi di trasporto di qualche mezzo di pubblica locomozione. Il pomeriggio è passato scherzando, come sempre pesantemente, su di noi. Si andava a far zingarate, come diceva Luca.
La prima pausa è a Porretta, patria del tortino, dove la temperatura é già scesa di qualche grado, e tira un’arietta, calda, ma pur sempre fresca (!). Dove prendiamo da bere e ci sediamo ad un bar per un poco. Poi risaliamo in macchine e prendiamo per il lago di Suviana, lago artificiale creato negli anni ‘20 (1920) dalle Ferrovie dello Stato per alimentare la linea ferroviaria da Bologna a Firenze (la linea ferroviaria? Non ne sono sicuro, credevo che andassero a carbone o nafta all’epoca). É un bel bacino, con un’ampia diga, dove qualcuno va col motoscafo e i più coraggiosi vanno a nuotare (ma stando ben vicino al bordo, per evitare noie se la diga viene aperta).
La terza pausa é a Castiglion de’ Pepoli, poco lontano da Roncobilaccio. Un grazioso paesello con una piccola piazzetta e una bella vista sulle colline. Tranquillo e fresco, abbiamo assaggiato alcuni tipici dolcetti mentre aspettavamo Claudio e Luca, il ritardatario ed il puntuale. Poi siamo andati in questa trattoria vicino a Roncobilaccio, Nonno Poldo, dove tra tagliatelle, tortelloni e una fantastica fiorentina, il dessert e un caffè ci sono volati via 30 eurini a testa… ’stica!
La cosa buffa: Ok, di battute ne sono volate a fiumi, valanghe, cascate: é piacevole recuperare la propria ironia. Ma forse posso fregiarmi del titolo della migliore. Perché quando si usciva da Calderoni il babbo di Stefano alla cassa domandava: “Prendete la Panda?” e io afferrando Leo rispondevo: “Si, la portiamo via noi”. Che tanto il padre di Stefano mica ha capito, facendo almeno dieci cose e parlando con almeno 5 persone alla volta, ma noi abbiamo riso il pomeriggio e poi la sera a cena, per un bel po’, mentre la raccontavamo a Luca e Claudiova.

